Io sono uno che da bambino ha avuto modo di vivere il "Ciccione" dagli anni '70, ma, purtroppo, non ho un ricordo abbastanza chiaro della serie C dei primi anni del decennio.
Quell'Imperia salì in una serie C dove, fra le altre, resta memorabile il derby col Genoa in un "Marassi" pieno e in un "Ciccione" colmo ben oltre la capienza con i neroazzurri che, sconfitti a Genova, imposero lo 0-0 (unica delle sette liguri del girone) ai rossoblù sul campo amico. Ebbene, quell'Imperia, disputò un grande campionato il primo anno salvandosi senza troppi affanni, mentre il secondo anno complice uno, non so bene perché, spostamento nel girone B con una spropositata lievitazione dei costi, retrocedette in serie D.
Da allora i neroazzurri restarono senza troppi affanni nella categoria fino alle due indimenticabili stagioni 77/78 e 78/79 con la splendida cavalcata fino alla promozione nella nuova serie C2 e il successivo torneo terminato incredibilmente a inizio luglio con l'interminabile serie di spareggi fra i quali l'indimenticabile trasferta di massa di "Marassi" per la gara con la Carrarese. Ebbene, tutto questo preambolo per dire che, in quegli anni, si aveva sempre la sensazione di vedere la squadra lottare per un obiettivo e, se raggiunto, nessuno si poneva mai il dubbio di cosa sarebbe accaduto dopo.
Ora, invece, il disamore del pubblico per il calcio in generale, soprattutto a questi livelli, viene anche dal fatto che ormai non si ha più nessuna certezza su quali siano le REALI intenzioni delle varie dirigenze. Dall'Eccellenza in su, troppo spesso, assistiamo a campionati dove è palese che, a un certo punto della stagione, chi sembra aver azzeccato la squadra buona per salire di categoria manifesti dei cali INSPIEGABILI fino ad uscire dalla lotta e questo avviene sia in Eccellenza che in serie D.
Emblematici, nel nostro girone i due casi del Gozzano e, a quanto pare, del Vado. Quest'ultimo, nonostante la presenza di Tarabotto e la partecipazione (almeno così era, ora francamente non so se come sponsor o cosa) dell'imprenditore marittimo Spinelli e di "Costa crociere", sembra voler rinunciare alla promozione in serie C a causa dell'incremento esorbitante dei costi di gestione e perché il piccolo "Chittolina" non sarebbe omologabile per la categoria. Oltretutto il Presidente pare abbia dichiarato di voler ripartire dall'Eccellenza.
Quindi saremmo al paradosso di una squadra che vince il campionato, rinuncia alla promozione e, poi, decide da dove ripartire.
A questo punto che senso ha andare a vedere le partite? Ma la LND e la Lega Serie C è mai possibile che non si rendano conto che in questo modo non è possibile continuare e che il calcio così rischia di perdere il poco di credibilità che ha ancora? Promozioni rifiutate, penalizzazioni, esclusioni, ripescaggi. Ormai quando finisci un campionato, magari raggiungendo il tuo obiettivo, non sei più sicuro se la stagione successiva sarai o meno ai nastri di partenza e, se sì, di quale campionato.
Ho guardato ora in rete e, a parte l'Inghilterra che fa corsa a sé ed è proprio un altro mondo (e che ha comunque 8 società professionistiche meno di noi (92 contro le nostre 100), in Germania sono 56, in Spagna 42 e in Francia 36. Ci rendiamo conto? Noi con 100 squadre sedicenti professionistiche, 60 delle quali in sere C, ogni estate siamo costretti a subire l'onta di radiazioni e fallimenti.
Non è chiaro hai dirigenti del calcio italiano che non si possono sostenere certi costi. Cosa aspettano ancora prima di riformare l'intero sistema, lasciare il professionismo solo per A e B, ridurre i parametri per le iscrizioni e i costi per i dilettanti?
E ancora ci domandiamo perché non andiamo ai Mondiali da tre edizioni...
In più, altro cavallo di battaglia mio e di Im1923, siamo da sempre convinti che una squadra di una città non dotata di impianto omologabile per la categoria non dovrebbe aver diritto a partecipare a un campionato superiore al livello dell'impianto della propria città e questo vale anche per la stessa serie A, dove, a nostro modo di vedere, il Sassuolo non dovrebbe partecipare al campionato dovendo giocare a Reggio Emilia non avendo un proprio stadio.
Recenti, per le nostre categorie, i casi del Sestri Levante e del Bra che, senza campi omologati, hanno dovuto disputare una serie C itinerante con l'inevitabile esito finale.
Voi cosa ne pensate?
Vecchia Nord

Sottoscrivo dalla prima all'ultima riga. Ci sarebbe bisogno di facce nuove, con idee propositive, giovani capaci ed esperti della materia calcistica ma soprattutto delle dinamiche e delle problematiche, capaci di tirar fuori le potenzialità inespresse del mondo del pallone a 360°. Ci vorrebbe una repulisti nella governance del calcio italiano dove gli stessi dinosauri si spartiscono poteri e cariche da 40 anni. Da Franco Carraro (87 anni a dicembre) attuale Presidente della Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale della FIGC e membro a vita del Comitato Olimpico Internazionale, passando per Renzo Ulivieri, 85 anni, presidente dell'Associazione Allenatori Italiani che tanto peso hanno per determinare le maggioranze nelle votazioni dei consigli di Lega al pari della Lega Dilettanti presieduta da Giancarlo Abete, 76 anni ad agosto, passando per il probabile, prossimo Presidente della Figc, il sempre verde Giovanni Malagò, 67 anni, il poltronissimo, pronto a fare l'ennesimo salto della quaglia passando prima dalla presidenza del Coni, di cui fa sempre parte, per riciclarsi poi Presidente del Comitato Organizzatore dei recenti Giochi invernali di Milano-Cortina, finiti i quali ha visto bene di mantenere il culo al caldo candidandosi alla presidenza della Figc in cotrapposizione ad Abete (già cacciato dalla presidenza della stessa) dopo le dimissioni forzate dell'altro matusa, Gabriele Gravina, 73 anni ad ottobre, nonostante tutto ancora Vice Presidente Uefa al fianco dell'amico Ceferin...
RispondiEliminaUn paio di giorni fa, proprio sabato, a margine di un evento sportivo, il Presidente del Comitato Regionale Ligure della Lega Nazionale Dilettanti e Vice Presidente della Lnd, Giulio Ivaldi, 76 anni, ha detto che da noi, nello specifico, nel ponente ligure, testualmente: "non abbiamo un problema di stadi ma di luoghi di socialità..."
W l'Italia...
Meno speculazione, più merito e sostenibilità. Il calcio italiano sta vivendo un declino strutturale ed economico che non può più essere ignorato, tra calendari intasati, bilanci in rosso e stadi vuoti, ed è evidente che il sistema attuale è al collasso. Per salvare lo sport più amato del nostro Paese non servono piccoli aggiustamenti, ma una riforma radicale che parta innanzitutto dalla riduzione delle squadre, con una Serie A e una Serie B che devono passare tassativamente a 16 squadre, poiché meno partite significano maggiore qualità, meno stress per gli atleti e un calendario più umano. Allo stesso modo la terza serie deve strutturarsi su 4 gironi da 16 squadre, introducendo un girone in più rispetto a oggi per ridurre le distanze geografiche, azzerare le trasferte lunghe e onerose e salvare le casse dei club minori. In questo nuovo assetto diventa fondamentale l'abolizione totale di playoff e playout in tutte le categorie, in modo che il verdetto del campo valga per l'intera stagione ed eliminando queste post-season che sono solo un espediente per monetizzare che aumenta i costi e sfinisce i calciatori, stabilendo che chi sale o chi scende lo debba decidere solo il campionato regolare. Parallelamente serve un rigore assoluto sulle infrastrutture, decretando che chi non possiede uno stadio a norma e omologato per la categoria d'arrivo non ha il diritto di iscriversi al campionato, senza alcuna deroga perché la credibilità parte dalle strutture. Infine, dalla Serie A alla Serie D è necessaria l'introduzione di un tetto agli ingaggi rigido e, se questo significa che arriverà nella propria squadra del cuore qualche campione in meno, pazienza, perché chi sarà ingaggiato accetterà il tetto massimo consentito in Italia, altrimenti sarà libero di giocare all'estero dove lo pagano meglio, dando così finalmente largo ai giovani e ai vivai italiani.
RispondiEliminaC'è stato un tempo in cui la nostra serie A era la Premier League e in cui per dire un titolare della nazionale argentina giocava nel Lecce o del Brasile nel Pescara tanto era alto il livello. C'erano serie A a 18, B a 20, 2 gironi di C1 a 18 e 3 gironi di C2 a 18 per un totale di 128 società professionistiche.
RispondiEliminaRidurre il numero delle società professionistiche non è una riforma, non risolve nulla
Ma a quei tempi potevi già uscire a settembre dalle coppe europee perchè c'era l'eliminazione diretta dopo l'andata e il ritorno non essendoci i gironi. In coppa campioni andava solo chi vinceva lo scudetto, dalla seconda alla quarta andavano in coppa uefa mentre chi vinceva la coppa italia andava in coppa delle coppe. Tutte ad eliminazione diretta da settembre, quindi molte meno partite di oggi in europa e con meno squadre. Risultato: c'era più spazio per gestire i calendari ed eventuali recuperi. Inoltre non esistevano manifestazioni assurde per le nazionali tipo la Nations League...
RispondiEliminaIn queste parole c'è tutto quello che spiega la folle gestione del calcio. Nulla viene pensato e fatto in funzione del calcio, ma degli interessi del baraccone mediatico. I peggiori e i più "corruttibili" sono a capo di tutti gli organismi che regolano il calcio, sia a livello nazionale che europeo e mondiale. In genere vecchie cariatidi che dovrebbero togliersi dai coglioni.
Elimina...ed era tutto più bello. Non esistevano le pat-tv e gli stadi in ogni categoria erano pieni. All'epoca per fare un esempio la Juve andava a comprare dal Messina x 5 miliardi Schillaci. A suo volta il Messina andava a comprare in qualche piccola squadra di C1 o C2 un sostituto e si creava un circolo virtuoso.
EliminaOra è solo un circolo vizioso.
Un tempo la Juve per 9 miliardi comprava in B dal Padova Del Piero e Di Livio.
Ora spende 40 milioni per Openda o prende David a zero ma pagando più di 12 milioni di commissioni ai procuratori.
Ho citato la Juve, ma si può fare copia/incolla con le altre squadre.
Poi ci domandiamo perchè nn si va ai mondiali.
Come si fa a non essere d'accordo? Il problema, in ogni caso, come dice il commento qui sopra, non è del numero delle società professionistiche, ma di come è strutturato il sistema. Il salto dalla serie D alla C è troppo grande in termini soprattutto economici. Prima c'era meno stacco e la C2, nonostante fosse comunque professionistica, era in realtà una via di mezzo tra la serie D e la C2 (quest'ultima che corrisponde all' attuale serie C). Questa categoria serviva da cuscinetto e togliendola hanno creato un gap troppo grande. Dopodiché ci sono sicuramente altri problemi, ma questo è molto grave. Ogni stagione c'è qualcosa che non va, l'anno scorso l'Albenga che fallisce, quest'anno il Vado che rinuncia alla C. Non è calcio è uno schifo!
RispondiEliminaNel caso specifico del Vado io credo che quella di Tarabotto sia una sparata per mettere spalle al muro qualcuno e che, alla fine, iscriverà la squadra al prossimo campionato di serie C
RispondiEliminaIntanto ieri il Vado, nella poule scudetto, ha fatto 3 pere alla Folgore Caratese del pallone gonfiato Criscitiello...
RispondiEliminaNoi abbiamo delle mummie al vertice del nostro calcio come ha elencato in maniera precisa Nik e allora sono andato a vedere chi è al vertice dei quattro principali campionati europei.
RispondiEliminaI dirigenti principali della Federazione calcistica inglese (The Football Association) sono il Presidente Onorario Principe del Galles William (43 anni), il presidente Esecutivo Debbie Hewitt (62 anni), l'Amministratore Delegato Mark Bullingham (51 anni) e il Direttore del Calcio Dan Ashworth (55 anni) e il Tesoriere Mark Burrows (45 anni).
La Deutsche Fußball Liga è l'organo che gestisce i due più alti campionati professionistici per club
Amministratore delegato è Donata Hopfen (50 anni) e del consiglio fanno parte
Fritz Keller (59 anni) e Robert Schäfer
Consociate (50 anni).
La Reale Federazione Spagnola di Calcio è presieduta da Rafael Louzán (58 anni) e vice presidente Javier Tebas (63 anni).
Infine la Ligue de Football Professionnel francese ha Presidente Vincent Labrune 55 anni), Direttore Generale Arnaud Rouger (58 anni) e Vicepresidenti Jean-Pierre Caillot (62 anni) e Pablo Longoria (39 anni)
Se le mummie fossero persone che sanno portare avanti le cose andrebbero anche bene. Il problema è che non sono minimamente all'altezza. Anzi una persona di oltre 70 anni dovrebbe avere acquisito esperienza in teoria, quindi essere più preparata, invece per loro ciò che conta è la poltrona, ovvero potere e soldi.
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