Questa notte, all'età di 84 anni, nella sua Genova, ci ha lasciato l'ex portiere neroazzurro Rosario.
Lo vogliamo ricordare con la sua scheda presente nel libro "Il sottile filo neroazzurro. 100 anni di Imperia e Imperia Calcio" e in un'intervista presente nel libro di Pierantonio Ghiglione "100 facce nerazzurre"
Rosario Di Vincenzo nasce a Genova il 16 giugno 1941.
Cresciuto nelle giovanili del Genoa C.F.C., “Sarin” è ceduto all’A.C. Entella in serie D e, poi, acquistato dal F.C. Internazionale che lo cede all’U.S. Triestina con cui debutta in serie B.
Nell’estate del 1964 il ritorno al F.C. Internazionale e il debutto nella massima serie, il 17 gennaio 1965, Torino F.C.-F.C. Internazionale 0-0, nella stagione in cui i neroazzurri, allenati da Helenio Herrera, vincono il campionato, la coppa dei campioni e la coppa intercontinentale.
La stagione successiva gioca prima nel Varese F.C., sempre in serie A, e poi nel Genoa C.F.C., in serie B: nella serie cadetta gioca le successive tre stagioni indossando la casacca del Potenza S.C., per poi trasferirsi alla S.S. Lazio, con cui conquista la massima serie nel campionato 1968-1969. Coi biancocelesti gioca, da titolare, altre due stagioni in serie A, per poi passare al Brindisi Sport, in serie B.
Con la casacca dei pugliesi, il 4 novembre 1973, è al centro di uno spiacevole episodio, accaduto a Palermo. Nel finale della gara, Di Vincenzo entra duro sull’attaccante rosanero Barbana che sviene a causa dello scontro. Di Vincenzo, inoltre, sputa sul giocatore esanime a terra, provocando l’ira dei tifosi palermitani che lo insultano: per tutta risposta il portiere genovese risponde con gestacci ai tifosi, posti in curva Nord e uno di questi scavalca la rete prendendolo a pugni e mandandolo all’ospedale, dove viene dimesso in serata.
Il giudice sportivo da partita vinta al Brindisi Sport per 2-0, ma il fatto ha strascichi legali con una denuncia d’ufficio per lesioni personali verso Barbana, che guarisce in venti giorni, e, a sua volta, come parte lesa per lo stesso reato commesso dal tifoso rosanero nei suoi confronti che deve rispondere anche di interruzione di pubblico evento per aver commesso l’invasione di campo.Ritorna a giocare nella massima serie con la casacca dell’U.S. Sampdoria negli anni dal 1975 al 1977, fino al trasferimento a Imperia nella stagione 1978-1979, in serie C2, l’interminabile campionato terminato con i doppi spareggi promozione in serie C1: trentasette le sue presenze in neroazzurro.
Chiude la carriera con l’U.S. Pro Vercelli una carriera prestigiosa: cinquantacinque presenze in serie A, duecentotto in serie B, trentasette in serie C e quarantatré in serie D.
Appesi i guantoni al chiodo, ricopre l’incarico di preparatore dei portieri dell’’U.S. Viterbese, della S.S. Napoli, dell’A.C. Siena, della S.S. Lazio, dell’U.S. Città di Palermo e delle giovanili dell’U.S. Sampdoria. Dopo aver ricoperto anche il ruolo di osservatore per l’U.S. Lecce, Di Vincenzo successivamente diventa responsabile della “Scuola portieri Sarin Di Vincenzo”, presso il centro sportivo San Biagio di Genova.
Questa l'intervista a Pierantonio Ghiglione
Come fu il tuo primo impatto con Imperia e perché scegliesti di venire a giocare in neroazzurro dopo tanti anni ad alti livelli?
Ho deciso di venire a Imperia perché me lo chiese Morini e quindi accettai. Mi ricordo che parlai col presidente Duberti e coi dirigenti e rimasi contento delle loro proposte. Volevano una squadra competitiva che avesse bisogno di elementi esperienza. Questo per me fu molto gratificante.
Il tuo unico campionato a difesa dei pali dell’Imperia è stato quello dove la squadra ha raggiunto il punto più alto della sua storia. Cosa ricordi di quella squadra?
Era una bella squadra, forte in tutti i suoi reparti e soprattutto composta da amici anche fuori dal campo e condotta da un grandissimo allenatore quale era Baveni.
A distanza di anni ti porti dietro qualche rimpianto per aver perduto quegli spareggi e non essere stati promossi in C1?
Purtroppo ci andò male. Concludemmo il primo turno tutti a pari punti e poi col ritiro di una squadra si fecero semifinale e finale con scontri diretti. A noi capitò il Montevarchi che era una squadra di categoria. Perdemmo 1-0 ma l’arbitraggio fu scandaloso e a favore totale dei toscani. Ci furono cose che non mi piacquero molto, alcune persino che coinvolsero anche me come portiere dove subii dei falli gratuiti molto pesanti che l’arbitro ignorò quasi sfottendomi.
Scegliesti tu di lasciare l’Imperia l’anno dopo?
L’anno dopo siccome andò via Baveni e arrivò al suo posto Gianni Brenna dovetti lasciare l’Imperia perché il mio nome non faceva parte del suo programma. Io sarei rimasto molto volentieri perché mi trovavo benissimo
Il neroazzurro è stato sempre nel tuo destino. Inizio e fine carriera. Rimpiangi qualcosa di ciò che hai fatto?
Assolutamente no. La mia carriera è stata positiva e gratificante. Forse i troppi infortuni mi hanno limitato ma non rimpiango nulla.
Ti capita di seguire ancora le vicende dell’Imperia?
A volte leggo i risultati dai giornali. Però quando sento parlare di Imperia mi batte sempre forte il cuore.
Oggi cosa fa Di Vincenzo?
Sono un tranquillo pensionato, passo il tempo al campo di Multedo dove insegno le basi ai bambini fino a 11 anni. Però ci tengo a specificare che io non alleno ma insegno. Sono due cose ben diverse.
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3 commenti:
Probabilmente il portiere più forte della nostra storia, nessuno ci ha portato così in alto 🖤💙 sarai sempre nei nostri ricordi più belli
La risposta all ultima domanda dell intervista fa capire la grandezza dell uomo
Che Portiere!!
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