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mercoledì 11 marzo 2026

"Paoleone" Scannaiedo

Per chi non avesse letto ieri la "Gazzetta dello sport", riporto l'intervista (bellissima) all'ex difensore neroazzurro Paolo Scannapieco (47 presenze e 1 gol realizzato con la nostra casacca).

“Tre anni fa mi hanno diagnosticato un tumore maligno alla parotide. È stato un duro colpo, i medici hanno scelto di operarmi subito, per fortuna la malattia non ha sviluppato metastasi. Dopo tre settimane stavo già lottando in difesa.

Fatico ancora a parlarne. Tanti dei miei compagni non sapevano cosa avessi passato. È un tema personale, delicato, avevo bisogno di tempo. Tre anni fa, come oggi, preferivo non concentrare le attenzioni su di me. Ciò che conta è soltanto la squadra.

I medici mi consigliavano di stare attento e indossare un caschetto protettivo. Ho seguito l’istinto. L’operazione è durata oltre quattro ore, la malattia non ha danneggiato altri organi. Così ho evitato di dover affrontare un lungo percorso di cure. Sono stato fortunato.

Neanche per un secondo ho avuto paura di dover abbandonare il calcio. Il mio unico obiettivo era tornare in campo per aiutare il Ligorna. La mia compagna e tutta la mia famiglia non mi hanno mai lasciato solo. Anche il club è stato sempre al mio fianco. Non mi sono arreso. Ora sto bene, ogni sei mesi faccio tutte le visite di controllo. L’importante è trovare sempre la forza di reagire.

Sono cresciuto nelle giovanili del Genoa, l’ultimo anno in Primavera con mister Stellini ero il capitano. Nel 2015, Gasperini mi chiamava spesso per gli allenamenti in prima squadra. C’erano Burdisso, Izzo, Borriello, Perotti, Pinilla, Pandev. Era un gruppo incredibile. 

Una volta, durante una partitella in allenamento, entrai in tackle su Borriello colpendogli la gamba. Lui si girò guardandomi malissimo. Poi tutto si risolse a fine seduta. 

Sono stato convocato dall’allora allenatore rossoblù Gian Piero Gasperini per la trasferta dell’Olimpico contro la Roma: non ho esordito, però è stata un’emozione incredibile. C’erano De Rossi, Nainggolan, Dzeko. Ho chiesto la maglia a Salah, è ancora in bella mostra nel salotto di casa.

Ansaldi invece era il più disponibile. Quando in aereo stavamo andando a Roma, mi invitò a sedermi accanto a lui per ascoltare un po’ di musica. Non avevo neppure un paio di cuffie. 

Speravo in una chance tra i professionisti, purtroppo non ce l’ho mai avuta. Ho girato tanto: Virtus Bergamo, Pavia, Imperia.

Quando ero all’Inveruno, il presidente mi offrì un lavoro da operaio. Al mattino assemblavo schede madri per computer, il pomeriggio mi allenavo. E nel weekend scendevo in campo. Ancora oggi, in estate, arrotondo facendo rifornimento alle barche e agli yacht attraccati al porto di Loano. 

Vado da Loano a Genova tutti i giorni in treno. In stazione, la navetta del club mi accompagna agli allenamenti.

In 104 anni, il Ligorna non ha mai giocato tra i professionisti. Sarebbe un traguardo incredibile. L’ottimo campionato è il risultato del lavoro straordinario della società guidata dal presidente Saracco.

Mancano ancora otto partite, la strada è lunga. Adesso siamo concentrati sul derby con il Vado di questa domenica”. 

A giugno, io e la mia compagna Anna ci sposiamo. Conquistare la Serie C sarebbe la ciliegina sulla torta… nunziale”.

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